ANOREXIA NERVOSA

Diario di una anoressica. vietato ai minori di 18 anni.

venerdì, 10 luglio 2009

Il sogno dell'eremita! La sua illusione! La bellezza del momento in cui si infrange!
Una tale bellezza, una tale giustizia, che varrebbe la pena passare un'intera vita sotto alla montagna ad aspettarlo! L'eremita illuso!
Un'intera vita ad aspettare quel momento: l'apparizione del vecchio sconfitto che scende dalla montagna, e con la barba lunga e le mutande sporche di merda, viene verso di te - te che sei la prima persona che vede dopo così tanti anni - e ti dice: mi sono sbagliato! Non voglio più stare da solo! Ho bisogno di qualcuno con cui parlare!
Quanta perfezione! Chiamate i vostri bambini, fateli venire a vedere questo vecchio, magari date loro anche un paio di schiaffi pesanti, perchè più facilmente se ne rammentino! Di questo momento di assoluta verità!

Da ricordare sempre, da ricordare ancora, ogni volta che i sogni conducono ad accarezzare vani progetti di solitudine. Impossibile. Sconfitta certa. Non si può.

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martedì, 07 luglio 2009
cose belle - 2

Tenacious D e il Destino del Rock. Andatevi a noleggiare il DVD con tutti i sottotitoli delle canzoni.
Guardatelo. E poi sorridete per il resto della settimana.

Un assaggio: Master Exploder "...scritta 5 minuti fa"




Il video sotto invece è un pesantissimo spoiler. Non guardatelo oppure vi rovinate il film. Oltretutto la qualità è pessima. Se lo metto qui è per fare un servizio alla collettività: per chi sta alla frutta, per quelli in pericolo di morte per noia, o per quelli che il film l'hanno già visto e si vogliono rivedere questa scena indimenticabile. (Dave Grohl, dopo avere fatto questo, è definitivamente diventato immortale)





Adesso sono curiosa di vedere se anche qui, come con Battlestar Operatica, arriva la saputella fresca di conservatorio a dire che questa non è bella musica e che sono io che sto fuori.

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cose belle

giovedì, 02 luglio 2009
in Festa

In un'afosa serata di giugno, un giovanotto con la mano in tasca camminava spedito attraverso i viali della Festa Nazionale dell'Unità.
Andava oscurando a poco a poco, e le zanzare del genere Aedes si ritiravano secondo le loro asiatiche consuetudini, lasciando il posto alle europee e più nottambule Culex, dal tocco estremamente delicato. I fuchi delle formiche Lasius, ritrovatisi improvvisamente dotati di ali, festeggiavano la loro nuova dimensione aerea e intraprendevano folli traversate, sperando intensamente di incontrare, in una femmina, il loro destino.
Il ragazzo camminava, e osservava tutto questo, in mezzo alle bancarelle, ai tavolini, e alla corrente di persone che lo accompagnava.

Ci sono persone che amano la Festa dell'Unità, e quella era una serata che induceva ad amarla. Sembrava che tutti coloro che sostavano sulla soglia delle rosticcerie, dei banchetti o dei ristoranti sorridessero. Una vecchia signora che teneva per mano una bambina dai capelli eccezionalmente neri lo apostrofò: "Ciao, bello!" Il giovanotto le rivolse un mezzo sorriso poi agitò la mano in un saluto. Lei passò oltre, pensando: è innamorato.
Lui dava quell'impressione, infatti. Indossava un berretto da baseball scolorito, una semplice maglietta bianca, i pantaloni un po' larghi sopra alle sue gambe lunghe e magre. I capelli scuri erano tagliati corti. La carnagione era chiara, gli occhi celesti. Una faccia che non aveva niente di straordinario, ma in quella serata di giugno, in quel viale della Festa dell'Unità, il giovane era bello, e la vecchia, in un momento di nostalgia, si ritrovò a pensare che nelle notti d'estate chiunque può essere bello... se si affretta incontro alla persona dei suoi sogni, per andare a cena e poi magari a ballare. Così la vecchia continuò per la sua strada, senza smettere di sorridere, contenta d'avergli rivolto la parola, e contenta del fatto che lui avesse alzato la mano in un mezzo saluto. Il giovane attraversava la Festa, con quel suo passo elastico e allungato, abbandonando tutto intorno i suoi occhi chiari.

Proprio in mezzo a un bivio fra due viali, stava la bancarella di un anziano fioraio. Più che una bancarella, era un carrettino verde carico di fiori: il colore predominante era il rosa, quello febbrile delle giunchiglie e delle azalee. Il vecchio aveva anche garofani e gerani. Dietro di lui, alcuni cartelli inchiodati su pesanti assi di legno invitavano a comprare un fiore per sconfiggere una qualche malattia.
I cartelli rivelavano cattive notizie che nessuno leggeva: una brutta malattia, e pure rara, e gli ammalati quando sono pochi non sono buoni clienti, e niente fondi per la ricerca, comprate un fiore. Niente di tutto questo sembrava reale, niente sembrava importante. L'aria era dolce e profumata. Un gruppo di panciuti bevitori di birra sedeva a un tavolo lì vicino, intonando canzoni.
Il giovanotto oltrepassò il fioraio e il canto degli ubriachi si affievolì. Lui esitò, si voltò e parve ripensarci. Si rigirò verso il carrettino e, sorridendo, si avvicinò ai fiori per osservarli meglio.
Le avrebbe portato un fiore. Ma non sarebbe stato come portarle un fiore. Non sarebbe stato come dirglielo. No; era per la ricerca, per una buona causa; era per il suo amore per le piante; era per poterle dire: se la tenessi io, morirebbe! Con te invece..., e osservare i suoi occhi che si abbassavano, compiaciuti.

Il fioraio, ricevendo le monete dalle mani del giovane, sembrò quasi intercettare questi suoi pensieri. La sua faccia era una mappa di rughe, gli occhi affondavano nelle borse e e un sigaro spento gli ballonzolava tra le dita, ma ora ricordava anche lui che cosa voleva dire essere giovani nelle sere d'estate: giovani e così innamorati da camminare quasi senza toccare terra. E così, ora anche il fioraio sorrideva un poco, proprio come aveva sorriso la vecchietta con la bambina, perchè quel giovanotto era un caso che dava nell'occhio.

Con i fiori in mano, il ragazzo continuava a camminare, ma ora gli sembrava che tutti lo guardassero. Gli sembrava di percepire improvvisi silenzi al suo passaggio, come se quei fiori l'avessero improvvisamente reso più visibile, persino sgargiante. Cosa avevano da guardare? Aveva una macchia sulla maglietta? Gli sanguinava il naso? No. Erano i fiori.
Improvvisamente, i fiori non sembravano più una buona idea. La vecchia, gli ubriachi, il fioraio: erano contenti per lui, oppure lo prendevano in giro? Sorridevano, oppure ridacchiavano? In mezzo a questi pensieri il suo passo si accorciava e la sua schiena si ingobbiva. Ormai era quasi arrivato.

E infine la scorse, vicino al palco di un'orchestrina di liscio, dietro alla bancarella della sua Associazione. Si era messa i pantaloni lunghi, una volta tanto, e vendeva una collanina da 5 euro sorridendo nel suo solito modo sfacciato. Poi prendeva i soldi e li metteva nella cassettina con scritto "offerte" e si girava verso di lui, e ora più che mai lui si sentiva, con quei fiori, guardato: ora più che mai non erano più semplicemente fiori, se li sentiva così pesanti sulle sue mani; come mattoni, mattoni elementali, macrocellule, ossee!
L'avrebbe fatto, lei? Avrebbe abbassato gli occhi come lui aveva pensato? O non l'avrebbe, invece, guardato, guardato come ora lo guardavano tutti, guardato come lei sapeva guardare dentro a un vetrino oppure dentro allo stomaco di uno dei suoi insetti? Uno dei suoi scarafaggi! O forse nemmeno uno scarafaggio, sarebbe stato qualcosa di ancora più piccolo e vile! Una cavolo di proteina solitaria! Schifocatalitica! Una trascrittasi inversa, con i fiori come RNA!

Pensava ancora tutto questo, dietro al maelstrom dei suoi occhi chiari, appoggiando i fiori sulla bancarella della ragazza.
Quasi non la sentiva mentre lei lo salutava:
Ciao, Jurgen, che bei fiori!
Quasi non si accorgeva di rispondere, immediatamente:
Sì, i fiori... Sono per mia madre.

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giovedì, 25 giugno 2009
Aroma Menta

Zoloft 20 mg/ml concentrato per soluzione orale
Principio attivo: sertralina cloridrato
Eccipienti: Glicerolo, etanolo, butilidrossitoluene, aroma menta

Aroma menta è dire poco. Come definirlo?
Perchè non è aroma di menta, quello.

Ieri c'era qualcosa in strada che andava a fuoco, e si sentiva odore di bruciato. Io ero in laboratorio con le finestre chiuse, per non sentire quel cattivo odore, e pulivo la teca dei blattoidei.
Uno di loro qualche giorno prima era morto. A stomaco pieno. La fermentazione si era mangiata il cadavere da dentro; era rimasto solo un sarcofago chitinoso, vuoto, adornato di qualche fiocchetto bianco di muffa. Acchiappato con le pinze lunghe, il sarcofago non ha fatto "crac", era morbido e vuoto, si è afflosciato come per espirare: e quel residuo di anima odorosa che ancora c'era, si è diretto verso le mie narici, che gli hanno aperto la porta come a un vecchio amico.

Aroma menta.
Ma non è aroma menta, quello.
Come definirlo? E' l'aroma dello stomaco di uno scarafaggio che smette di decomporsi a causa dell'azione conservante dei suoi stessi parassiti. Di quelle muffe e di quegli Esapodi non insetti che lo preservano dal decadimento perchè vale ancora qualcosa. Che lo mantengono morbido, profumato, vivo, anche quando vivo non è più.
Non nel senso classico del termine.

E' lo stesso odore. "Aroma menta". Ma è più complicato di così.

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domenica, 21 giugno 2009

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sabato, 20 giugno 2009
Attenzione...

Forse non avrei dovuto scrivere dello Zoloft?
Ci sono tante cose che scelgo di non scrivere, per scrupolo, per coscienza; e forse anche questa cosa dello Zoloft...
Dovrei cancellare tutti i post zoloftiani? No, mi dispiace, ma non lo farò.

In questa cosa sono ancora solo all'inizio, ancora non so che cosa ne verrà fuori; ma appena sarò in grado di decifrare questa ansia chimica così simile alla felicità, io la descriverò, la racconterò, cercherò di spiegarvela.
Nel frattempo sono molto spaventata dai vostri messaggi. Alcune di voi iniziano a desiderare questa stessa soluzione. Specialmente dopo aver letto che su di me ha effetto anoressante.

Vorrei chiarire una cosa: lo Zoloft non è una droga. Cioè, non funziona come una droga. Non agisce nello stesso modo. In particolare, è un inibitore della ricaptazione della serotonina: questo significa che non interferisce con la produzione del neurotrasmettitore ma solo col suo riassorbimento. In parole povere, la sua azione è assolutamente soggettiva. Non funziona allo stesso modo su tutti.
A quanto pare io ho avuto "culo": basta fare una breve ricerca per scoprire che in moltissimi casi lo Zoloft ha provocato decisi e rilevanti aumenti ponderali. C'è più probabilità che vi faccia ingrassare, piuttosto che dimagrire. 

Ora me ne sto qui davanti allo schermo a stropicciarmi la faccia e a pensare a che cosa devo scrivere, a che cos'è che potrei dire per rimediare, ma stavolta non riesco a farmi venire nessuna idea geniale.

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venerdì, 19 giugno 2009
Drunkorexia

Sta girando la voce di questo "nuovo" fenomeno, di queste ragazze che per potersi permettere le 400 calorie dei cocktails alla sera, se ne stanno digiune tutto il giorno: Drunkorexic, le chiamano.
Che novità, eh? Bere a stomaco vuoto... Roba che non si era mai sentita prima. Proprio.

Lo stesso Bukowski, un vecchiaccio maledetto e pure panzone, ammetteva che "se bevo, non mangio"...

Ma lasciamo perdere queste cavolate.

Nel frattempo continuo a prendere 50mg al giorno di Zoloft; da quando ho iniziato, ho già perso 5 kg. Sicuramente c'entra l'effetto anoressante, la soppressione dell'appetito; ma anche la riattivazione del metabolismo, e il continuo nervosismo che mi provoca. Non riesco a stare ferma un attimo.

A proposito di Drunkorexia c'è una cosa che devo dire: don't drink and Zoloft.
Davvero, non fatelo. Ne so qualcosa.

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lunedì, 15 giugno 2009
cose belle - 1

Sotto l'effetto di psicofarmaci, inauguro la nuova rubrica: "cose belle".
Perchè ogni tanto capita qualcosa di bello, ed è il caso di ricordarselo.

La cosa bella della settimana è una piccola, sorprendente perla scovata dentro a Battlestar Galactica.
E' andata così:
Stavo guardando la nona puntata della prima serie, "il Rivelatore di Cyloni"; e dopo l'ennesima esplosione, l'ennesimo sissignore, e l'ennesima slinguazzata fra Gaius Baltar e l'androide Numero Sei, stavo quasi per annoiarmi; quando tutto a un tratto, come sottofondo musicale per le cosce del Numero Sei, parte questa musica dolcissima che cattura totalmente la mia attenzione.
Sono solo pochi secondi, ed è difficile distinguere bene le parole: sicuramente si tratta di Opera, di Opera italiana, ma che cos'è? Ricorda vagamente Bellini...
Mando indietro, riascolto, cerco di distinguere qualche parola: colgo un "sussurra", un "rosso", un "bel vestito rosso". La Norma? Possibile? No, non è lei.
Riascolto e riascolto, e non riesco a capire di che cosa si tratti. Non mi resta che San Google: allora digito "Italian Opera Lyrics" e "sussurra rosso". Nessun risultato. Riprovo con "sussurra bel vestito rosso": ancora niente.
Riascolto per la centesima volta e finalmente decifro un "ahimè disgrazia, ahimè tragedia": allora lo dò in pasto a Google, e finalmente eccolo qui, il pezzo che cercavo. Non proprio Bellini. Ma che sorpresa...



Maledetto sia tuo cuore Cylone!
C'è una tostapane nella tua testa,
E porta tacchi a spillo.
Numero Sei ti chiama:
Il rivelatore Cylone impone!
La tua ragazza è un tostapane!

Maledetto sia tuo cuore, Cylone!
Ahimè, disgrazia! Ahimè, tristezza, e miseria!

Il tostapane ha un bel vestito
Rosso, come la sua spina dorsale ardente.
Sussura Numero Sei: "Per tuo comando..."

Maledetto sia tuo cuore, Cylone!


(Bear McCreary, Battlestar Galactica OST)


(Altro che cose belle. Cose da pazzi.)

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cose belle

sabato, 13 giugno 2009

due parole sullo Zoloft.
Anzi, tre:
lo Zoloft funziona.

Il suo dovere l'ha fatto. Mi fa svegliare col sorriso. Mi tiene su.
I primi giorni sono stati difficili, è vero: il tremore, i cali di memoria, la sensazione di oppressione al collo.
Ma ormai si è tutto sistemato.

Sul fatto che questo sorriso non sia vero, ma sia solo un sorriso chimico e zoloftiano, ne parliamo un'altra volta. Per adesso ripeto quello che ho sempre pensato: che la felicità non è mai vera, la felicità è un ricatto, una tangente, una carota per i muli.

E forse, questa felicità chimica, drogata, artificiale, è perfino più vera di quell'altra, quella che ti può essere tolta da un momento all'altro.
Questa felicità, invece, me la doso e me la decido io, a 50 milligrammi alla volta.
E funziona.

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martedì, 09 giugno 2009
S.O.S.

sono in preda allo Psicofarmaco.
Beethoven non aiuta.

Froh, Froh....

(Frohsse vero!!!)

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lunedì, 08 giugno 2009
ZOLOFT

Come forse sapete, o intuite, ho frequentato gli studi di numerosi Psichiatri.

Un po' per la soddisfazione di sentirsi certificare un QI fra 140 e 150, certo; ma anche per la folle speranza di poter trovare un rimedio per questa malattia mortale che chiamano vita. 

E così ho finito per collezionare diverse boccette di psicofarmaci, tutte accompagnate dalla loro brava ricetta ripetibile: Valium, Xanax, En, Lexotan, Sereupin, Paxil, Seroxat, Zoloft...

Boccette intonse, come prescrivono le regole del collezionismo più becero e inveterato: da tenere sul caminetto, o nelle vetrine, senza poterle toccare mai. Come i cioccolatini di Nonna Amelia.

Ebbene, ieri sera ho scartato il primo cioccolatino.

E oggi, beh, oggi mi sento così:




Froh, Froh!
Wie Seine Sonnen,
Seine Sonnen fliegen!
Froh-wie-Seine-Sonnen-fliegen!
Durch des Himmels prächtgen Plan!
Laufet, Bruder, Eure Bahn

Freudig wie ein Held zum siegen!
wie ein Held zu siegen
laufet Bruder Eure Bahn
Freudig, Freudig, Freudig!
 

( qui, per i puristi,  la versione originale.)

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giovedì, 04 giugno 2009
le vostre uova

Qualcuno mi ha scritto chiedendomi di mettere le sue uova qui sul blog assieme alle mie, e io l'ho fatto.
Poi ha scritto qualcun altro e ora le uova si accumulano!

Sono contenta di poter fare una volta tanto un favore a qualcuno, quindi mandatemi pure i vostri codici-uova e io le pubblicherò. Nei commenti va benissimo, anche da utenti anonimi.  

Per evitare l'eccessivo accumulo, le regole sono:

1) le tolgo dal sito appena raggiungono 600-700 unique views;
2) niente neopets o unicreatures o pokemon... solo uova di drago!


A presto.

Postato da: anorexia a 16:31 | link | commenti (7) |

lunedì, 01 giugno 2009
la donna vitruviana (brava brava mariarosa ogni cosa sai far tu)

So praticare il metodo di lettura veloce. So concentrarmi, rimanere seria, memorizzare.
So come fare in modo che gli altri pensino che sono molto intelligente.
So ascoltare e suonare la musica, so dipingere dal vero, so parlare in pubblico.
So divertirmi, so cantare e sono capace di non vergognarmi a ballare.




E tutto quello che ho fatto nelle ultime 48 ore è stato cliccare 5 volte al minuto per riuscire a prendere un uovo dorato e uno argentato dalla cava dei draghi.

olè


(se non li vedete, è perchè sono "annebbiati", ma prima o poi si snebbieranno. Voi comunque non cliccateli. Non spingetemi ancora più giù. Grazie.)

Postato da: anorexia a 01:07 | link | commenti (5) |

venerdì, 29 maggio 2009
come le uova di drago

Le avete viste le mie uova di drago?
Stanno in fondo a destra.

Non dovete cliccarle per forza. Ma potete farlo.
Specialmente se mi odiate.

Così me ne starò in casa a guardare i miei draghi crescere, riprodursi, me ne starò in casa a inventare nomi per loro, a cercare per ore i draghi più rari, me ne starò in casa a vedere se sono diventati nonni, e continuerò a passare le mie notti così, senza uscire, sola con le mie uova.

Sì, sì, adesso basta.
Adesso la smetto.

Solo l'ultimo uovo... quello dorato... e poi la smetto.

Postato da: anorexia a 20:14 | link | commenti (10) |

mercoledì, 20 maggio 2009

Riferimenti di oggi:

3 Google
come conquistare un ragazzo timido


... allora non sono l'unica.  Molto confortante.

Postato da: anorexia a 16:37 | link | commenti (9) |

martedì, 19 maggio 2009
architettura d'interni

Frustrata dalle mille privazioni della vita, mi rivolgo a San Google e digito: "come conquistare un ragazzo timido".

Dopo essermi letta un centinaio di pagine, ho constatato la totale assenza del concetto "non è timido, è solo che non gli piaci", unita alla ripetizione fino alla nausea del monito "la Bellezza Interiore. Devi fargli vedere la tua Bellezza Interiore. Sarà la tua Bellezza Interiore che lo conquisterà".

Mi chiedo se, chi legge, in quel momento pensi: giusto; SE SOLO lui riuscisse a vedere la mia Bellezza Interiore, allora sarebbe fatta!
Magari è cosa comune pensare di essere Miss Bellezza Interiore. Fra le persone normali, dico. Fra le persone diverse da me.

Perchè da moltissimi anni, ormai, ho capito di essere interiormente molto brutta. E quando leggo queste cose sull'Invincibile Bellezza Interiore non posso fare altro che sorridere amaramente.
Forse esistono, da qualche parte, le persone che credono davvero di essere Belle Dentro, di avere tutte le cosine in ordine, proporzioni armoniose, buoni sentimenti e tutto il resto, e che però sono intrappolate in un corpo poco attraente. Forse è proprio per queste persone che scrivono queste cose, e quindi io queste cose dovrei rispettarle invece che riderne, perchè sono scritte per i Belli Dentro, che sono persone migliori di me.

In fondo non è colpa loro se il mio caso è diverso. Meno comune. Chissà se esistono guide anche per i Brutti Dentro.
Comunque, per fortuna ho qualche scappatoia: anche se la mia bruttezza interiore rasenta la deformità, il mio aspetto esteriore è abbastanza gradevole. Credo che mi converrà puntare di nuovo su quello.
Basterà sostituire la parola "esteriore" a "interiore" in tutte queste guide che ho trovato.
Basterà ritornare ad avere occhi grandi, e gambe sottili dentro agli shorts.

E la stagione dell'amore... tornerà


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sabato, 16 maggio 2009
diglielo, Kate

Mi piace Kate Micucci.

Sì, quella lì, quella che sembra una mezza idiota.
Sento anche di assomigliarle, credo di possedere quel suo stesso tipo di bellezza, la più indecifrabile, quella che ci rende carine e mostruose allo stesso tempo.

E poi anche quel modo di fare l'idiota, cara Kate, lo conosco bene, e infatti adoro le tue canzoncine e me le recito e canto solennemente come neanche Euripide.
Perchè secondo me non sono canzoncine, sono storie immense, e farle suonare da una chitarrina così ridicola, così minuscola, è il colpo di genio finale.



I am happy, you are happy:
let us be happy together!
Whether the weather is rainy or sunny
I will always be your funny honeybunny

Chiaro? Una tale felicità, che resiste alle intemperie, è possibile solo in virtù del fatto che sia A che B sono happy. Appunto perchè tutti e due i soggetti sono felici, si verifica la possibilità di essere felici insieme.

Quindi la prima cosa da fare è rendersi adeguatamente happy. Altrimenti non funziona.

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venerdì, 15 maggio 2009
Candy

Me ne sto seduta a pisciare davanti a una lavatrice.
Ci guardiamo, io a gambe aperte e lei a sportello aperto, entrambe scandalizzate da una tale sfacciataggine, eppure, immobili.

Lo sportello aperto mi lascia spiare le sue segretezze. Le sue nascoste etichette.
Magari anche lei in questo momento lo fa, e giudica la mia efficienza nello scaricare l'acqua.
Magari sta deridendo la mia vaschetta del detersivo.

Lei è una Candy Elettrodomestici Brugherio, 230 volt, 50 Hertz, 2150 watt e 10 Ampere. Potenza centrifuga di 1000 giri al minuto. IMQ, CE, Fabrique en Italie.
E forse ha ragione a deridermi.

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lunedì, 11 maggio 2009
nuovo lavoro

Per un mese devo fare da tutor a due sbarbini di quinta superiore.


  Sono ignoranti, volgari, fannulloni, divertenti.

    Sono giovani.

      E mi fanno sentire come se io non lo fossi più.

Postato da: anorexia a 20:57 | link | commenti (14) |

sabato, 09 maggio 2009
la differenza fra me e te è che io sono un genio

La differenza fra me e te è che se a te ti si cancella la rubrica, non hai più nessuno da chiamare.
Io la mia rubrica telefonica ce l'ho in testa: il mio cervello è la mia sim card.

Se parli alla segretaria, la chiami Signora;
io invece capisco alcune cose già solo dalla forma della sua permanente e dai collegamenti che intravedo sul suo desktop. Per me è ovvio chiamarla subito Signorina.

Se stai cercando un indirizzo, devi rileggere il foglietto mille volte;
io lo leggo una volta, e continuerò a ricordarmelo per diversi anni.

E devi passare i pomeriggi a studiare che se no non passi gli esami, e devi comprarti le dispense, e scaricare i riassunti da internet;
io vado a lezione un paio di volte, leggo due cose qua e là, e sono a posto.

E non capisci le battute e non capisci questo film e non capisci di che cosa sto parlando, e mi dici che la differenza fra me e te, è che tu sei maschio e io femmina.

E no, caro. 

La differenza fra me e te, è che io sono un genio.


 

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venerdì, 08 maggio 2009
amore a pinne gialle

E' come quando ti viene voglia di qualcosa di buono da mangiare,
una volta tanto, 
allora vai nel negozio pakistano sotto casa
ma non trovi niente di tuo gusto:

fra plotoni di misteriose e cirilliche scatolette
l'unica che riconosci
è solo il tonno, 
l'inconfondibile tonno, 

e ti chiedi:
ma era davvero di tonno
che avevo voglia, stasera?


E' come quando hai bisogno d'Amore,
una volta tanto, 
che se lo cerchi nel primo posto che capita
trovi solo

Tonno

l'ennesima scatoletta di Tonno
e ti chiedi

se davvero hai tutta questa fame



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martedì, 28 aprile 2009
certi giorni...

Certi giorni solo la voce di un Poeta può salvarti l'anima.


Certi giorni, lasciarsi andare o sopravvivere?
a volte resta giusto il tempo per decidere
se scrivere
la parola fine nella chiave drastica
o resistere
nell'ottica di non uccidere

ma dare a te stesso
amare te stesso, spesso
dubitare te stesso
stare a te stesso
elevare te stesso
non allucinare te stesso
scordare  te stesso per trovare te stesso?
non ingannare te stesso! 
rubare a te stesso, stordire sfregiare
mistificare te stesso,
imprigionare te stesso...
 
Potresti immaginare te stesso
e strategie dell'universo.

(Neffa)

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venerdì, 24 aprile 2009
5th Level Vegan

Lisa: I'm a Vegetarian, I've thought of going Vegan.
Activist: I'm a 5th Level Vegan. I don't eat anything which casts a shadow.

(The Simpsons, 19/11/00, "Lisa the Tree Hugger")
(fonte 1: garnant)
(fonte 2: the www)

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giovedì, 23 aprile 2009
bisogna coltivare il giardino

Pangloss diceva qualche volta a Candido: Tutti gli avvenimenti sono concatenati nel miglior de' mondi possibili, perchè finalmente se voi non foste stato scacciato a pedate da un bel castello per amor di Cunegonda, se voi non foste stato messo all'Inquisizione, se non aveste scorso l'America a piedi, se non aveste dato una stoccata al barone, se non aveste perduto tutti i vostri montoni del buon paese d'Eldorado, voi non mangereste qui dei cedri canditi e de' pistacchi. Benissimo detto, rispondea Candido, ma intanto bisogna coltivare il giardino.

(Voltaire, Candido o dell'Ottimismo)

E io, come Candido, voglio continuare a credere a Pangloss anche nelle disgrazie, anche davanti all'Inquisizione, anche in un paese straniero.
Viviamo nel migliore dei mondi possibili. Ma dobbiamo coltivare il nostro giardino.


scatola chiusa



scatola aperta



Due a caso fra oltre 150

Senza arrivare ad essere una vegetariana di quinto livello (non mangiare nulla che proietti ombra), potrei già iniziare a diventare una vegetariana di terzo livello: non mangiare nulla che non abbia tu stessa coltivato.
Un modo come un altro per morire di fame.

Ma non pensiamo a questo.... pensiamo a Voltaire.

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sabato, 18 aprile 2009
mi sa

che dovrò mettere un annuncio permanente:
per la corretta fruizione di questo blog si consiglia di alzare il volume delle casse

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meno male che Fryderyk c'è

un buddha non si arrabbia mai, e anche per questo, io non sarò mai un buddha.

Ma perchè continuo ad arrabbiarmi?
Ho sconfitto la Fame, e allora, perchè non riesco a sconfiggere la Rabbia?

Che dopo che ti sei arrabbiata, dopo quella immensa scorpacciata di decibel e parole, ti senti sempre grassa e pesante, ti senti addosso nuovi chili, di quelli che non vanno più via.

E poi come si fa a rimediare? 
Te ne torni a casa e pensi ecco, ho fatto il botto, ora staranno parlando di me...

Non sono solo fantasie, è vero, proprio adesso stanno dicendo "è pazza", lo sai, non ci puoi fare niente, è così e basta.

E' così e te ne torni a casa, ti siedi sul divano e pensi a quale pusher chiamare.
Perchè c'è bisogno di un piccolo aiuto extra, in situazioni come queste.

E chi è che ha risposto, stasera, alle mie frenetiche chiamate?

Frederic.
L'illustre spaccino dei più rovinati.
Roba forte, la sua.  

Vieni, Frederic, o Fryderyk o come cacchio ti chiami.

Entra, accomodati...
e mostrami quello che hai.



(Studio 3, Opera 10, Tristesse, by Fryderyk Franciszek Chopin. Suonato da Pollini. Dal minuto 1:30 in poi, è droga pura)

Postato da: anorexia a 01:54 | link | commenti (14) |

mercoledì, 15 aprile 2009
ci risiamo...

mi chiedo: ma un drogato, quando ricomincia, cosa dice a se stesso?

Gli sparano il Narcan in ambulanza, poi lo disintossicano con Metadone e psicologi, e poi alla fine lui torna a casa, chiama il suo pusher, e mentre aspetta, apparecchia un tavolino con il classico kit cucchiaino siringa filtro di sigaretta candela e limone. 
Io credo di sapere che cosa sta pensando, mentre lo fa.

Secondo me pensa: ecco cosa sono io. Avete cercato di cambiarmi, e non ci siete riusciti, perchè io sono così, io sono questo.
Poi arriverà il pusher, e l'orgasmo dell'eroina, che farà diventare nebbiolina ogni pensiero - e ogni altra cosa diventerà inutile in confronto a quell'immenso godere, godere, godere. 

Ecco.
Proprio quello che mi succede in questi giorni.

Mi avete cucinato la pasta al ragù, mi avete invitato fuori a cena a mangiare gnocco e tigelle, mi avete gonfiato col cortisone, ci avete provato, avete persino fatto in modo che ci provassi anche io, ma che cosa ci posso fare, io sono così, io sono questa.

La solitudine: è quello il problema.
Se il drogato avesse avuto una ragazza che lo aspettava a gambe aperte fuori dal SerT, forse sarebbe andata in maniera un po' diversa.
E anche io, se avessi trovato qualcuno così speciale da farmi dimenticare un attimo di me stessa.... chissà.

Ma sono sola; Sola.  Non posso fare altro che pensare a me.
Perchè ci sono solo io, qui....

E allora... che ci volete fare... nonostante le Regole e tutto... io ho chiamato il mio pusher... e Lei è arrivata, puntuale come sempre...
Lei, la nostra vecchia conoscenza, la nostra comune amica. Quella che sta là sopra. Quella che a volte la chiami e non arriva.
Quella che altre volte la chiami, arriva, e poi non se ne va più via.
Di nuovo qui.

La sottile nebbiolina dei primi tre giorni di digiuno, la sensazione di leggerezza dei primi chili che se ne vanno via.
Poi, la rarefazione della coscienza e dei pensieri, fin quasi allo svenimento. Pensieri da rettile. Pensieri freddi e scivolosi.

Quanto mi mancava, tutto questo, quanto mi risulta familiare, quante volte l'ho già percorso, questo sentiero che porta dritto dritto a casa mia.

A quello che sono.

Postato da: anorexia a 16:00 | link | commenti (32) |

domenica, 12 aprile 2009
where the hell is Tu mano



La vita monacale che conduco mi fa desiderare una passione.
Una qualunque.

Se non succede qualcosa, qui va a finire
che finisco davvero assieme a Jurgen

quello che non si è mai bevuto una birra
quello che non riaccompagna a casa
e non capisce.

Quindi deve succedere qualcosa.

---

Se chi mi conosce nella vita reale non mi ha ancora riconosciuto qui
(ciao ragazzi sono io, ehilà! Cucù!
dai che un po' lo sospettavate!)
allora mi riconoscerà per questa canzone...

Mi soledad se siente acompañada,
Por eso a veces se que necesito


Tu mano,
Tu mano,
Eternamente tu mano.

tu mano, chiunque tu sia,
TU MANO, CACCHIO!

Postato da: anorexia a 17:04 | link | commenti (8) |

venerdì, 10 aprile 2009
salvarsi




sono al giorno 2 della nuova dieta, il vero significato di dieta è Regola, sono al giorno 2 delle nuove Regole.

Le Regole sono:

L'ultima è difficile ma ci sto provando.
Un minimo di lagna però è comprensibile... Sapete com'è, respirare era uno dei miei hobby preferiti...

Postato da: anorexia a 01:26 | link | commenti (13) |

mercoledì, 08 aprile 2009
storia di persone normali

(commediuola in tre atti)

(Un raccontino che rischia di piacervi, a causa del personaggio "Leyla". Un po' lunghetto, ma scorrevole... poi fatemi sapere se vi è piaciuto, io mi sono divertita molto scrivendolo!)


 1



Non annoio mai nessuno con la solita storia dell'evoluzione e della mutazione e della genetica e blah, blah, blah.
Queste sono cose per gente ignorante, oppure per gente con troppa troppissima cultura. Fateci caso: di queste boiate ne parlano solo i pezzenti e gli stradottori!
Noialtre persone normali, invece, noi che stiamo nel mezzo, mica ne parliamo. Noi, le cose vere, le sappiamo e basta.
Noi persone normali sappiamo che da sempre ci sono persone un po' meno normali delle altre. E' realtà. Puoi chiamarla come ti pare, ma non saranno certo i tuoi paroloni a farla cambiare.
Ma loro mica lo capiscono! Se il figlio di un pezzente o di uno stradottore si mette a piegare cucchiaini con la mente, quelli là lo sapete cosa fanno? Lo ammazzano per spezzettarlo, o lo fanno suicidare a forza di esperimenti!
Noialtre persone normali, invece, siamo sempre amati dai nostri genitori per quello che siamo.

Adesso qualcuno obietterà che le persone normali invece non accettano la diversità, e anzi, fanno finta di non vederla, la ignorano il più possibile.
A questi io rispondo: può essere, ma dipende sempre da una cosa: di chi parliamo? Io, nella mia città, tutta questa intolleranza non la vedo.
Anzi, ogni settimana in Parrocchia guardiamo diapositive, prepariamo relazioni, discutiamo tutti insieme del "problema", insomma, altro che ignorare! L'incontro in parrocchia è l'appuntamento fisso di ogni giovedi sera!
Si chiama "Tutti Uguali in Cristo".

Vi racconto uno dei miei giovedì sera? Ne ho uno molto speciale!

Allora... Ovviamente era giovedi sera ed eravamo in una sala dell'Oratorio e io me ne stavo seduto in una sedie pieghevole traballante e infernale, però non mi ero ancora cambiato dal lavoro e quindi stavo un po' più comodo.
Infatti faccio il meccanico e porto una tuta imbottita sulla schiena sui gomiti e sulle ginocchia.

Don Gildino aveva appena finito di presentare la nuova arrivata nel gruppo: Leyla, una grassona di oltre cento chili, cento chili di carne e sciocchezze, infatti questa qua diceva che frequentava il gruppo perchè ultimamente si sentiva troppo normale, che voleva avvicinarsi alle diversità, come se quelli diversi fossimo noi, e non lei con la sua massa abnorme!
Naturalmente ho tenuto questi pensieri per me e l'ho salutata con gentilezza e accettazione come ci hanno insegnato don Gildino e, ovviamente, Cristo con la sua Chiesa.
A un certo punto prima di tornare a sedere questa matta di una Leyla sapete che cosa fa? Dice che per lei è un grande onore poter stare nel mio stesso gruppo! E poi mi sorride!
La matta!
Deve aver sentito qualcuna delle voci che fanno girare quelle ragazzine, che non so come possano andare a dire in giro cose del genere così come se fosse aria, devono essere proprio senza cervello...

Comunque stavo quasi per risponderle, alla matta, forse avrei anche detto qualcosa di poco simpatico, e non l'ho fatto solo perchè proprio in quel momento ho sentito che qualcuno urlava il mio nome.
Qualcuno, o meglio, qualcosa.

Mentre don Gildino si preparava a presentare la relazione della serata, io mi concentravo sempre di più su quel richiamo.
All'inizio, lontano.
Poi sempre più vicino.

Così vicino che ho capito che stava venendo proprio verso di me.
Allora mi sono alzato in piedi e ho urlato:

- Ruben! Ruben sta arrivando qui! E' totalmente impazzito!

credevo che don Gildino avrebbe reagito subito, mettendosi a dare ordini, facendo uscire ordinatamente tutta la gente; e invece se ne stava lì, annebbiato dal terrore, e io sapevo che non c'era tempo da perdere perchè Ruben ora si stava avvicinando alla velocità di 107 km/h e quindi facendo due conti rimanevano sì e no due minuti. Allora ho urlato di nuovo:

- Don! Don! Dobbiamo uscire tutti di qui! RUBEN VUOLE DISTRUGGERE LA PARROCCHIA!

E don Gildino, come sempre assolutamente sicuro della verità delle mie affermazioni, finalmente si sbloccò dal suo stato catatonico, urlando:

- METTIAMOCI IN SALVO!!!

e in un attimo era sparito: più tardi capii che se ci aveva lasciati lì, era perchè doveva correre in Cappella per mettere in salvo il contenuto del Tabernacolo: ovvero il Corpo e il Sangue di Cristo Nostro Signore.

Rimasi da solo in mezzo alla sala, circondato da gente che si accalcava nella stretta porta, oppure che spaccava le finestre per uscire, tutti urlando indiscriminatamente, impedendomi di ascoltare il rumore dell'avvicinamento di Ruben.
Per poter ascoltare meglio, dovevo uscire. Così avrei potuto provare a capirci di più. Scoprire se c'era qualcosa che potesse fermarlo.
Era troppo importante! Per questo scavalcai Annitha e Marika e la loro vecchia zia, non per la foga di salvare me stesso: e spero che loro lo abbiano capito e non ce l'abbiano ancora con me.

Finalmente ero fuori, e purtroppo, Ruben ormai era lì.



 2



Arrivò sul sagrato della Chiesa con la sua Ford Focus StyleWagon 1.8 TDCI.
Ancora oggi mi chiedo il motivo per cui scelse di stare così a lungo sul sagrato, a motore acceso, guardandomi.
Forse pensava che, così, avrei capito meglio.
Forse non sapeva che io avevo capito già tutto, e perfettamente, ben 9 kilometri prima. (E' un mio personale record)
E non avevo bisogno di capire altro.

Ma lui no, lui se ne stava lì, in folle, ed era "in folle" in tutti i sensi, ora avrebbe spento la macchina, sarebbe sceso e avrebbe

"il raggio... se non lo punto esattamente sopra l'arco, rischio di non..."

l'ultimo suo pensiero, captato nel sussulto dello spegnersi della macchina: captato nei meandri di quello sbuffo finale, quella pigra emissione di fiato, quell'unico piccolo attimo di rilassamento strutturale, nel quale spesso intuisci le cose più nascoste!
Finalmente conoscevo il segreto del pericolosissimo, indecifrabile e totalmente pazzo Ruben: un raggio! un raggio direzionabile!
Ora sapevo cosa fare... Sarei diventato come minimo l'eroe della serata!
Aspettai che Ruben facesse la sua scenetta e finisse di dire tutte le sue blasfemie, questa volta ad alta voce e non chiuso in macchina: attesi fino all'ultimo, avvicinandomi a lui impercettibilmente, e all'ultimissimo momento...

ZAC!

Che fortuna avere una tuta da meccanico imbottita, quando si deve placcare uno psicopatico distruttore come se si fosse al Sei Nazioni!
Il mio placcaggio disturbò la precisione del raggio di Ruben; finì per dividersi in una dozzina di piccoli puntini luminosi, che andarono a scontrarsi contro la facciata della Chiesa, facendola tremare sì, ma non crollare.

Un attimo dopo, Pietro e Simone erano sopra di lui e gli impedivano di rialzarsi:

- Le orecchie! Tappategli le orecchie! E' da lì che parte il suo raggio!,

urlai, perchè avevo capito anche questa cosa delle orecchie, e loro si misero a strappare zolle da terra e a piantargliele fin dentro la testa, e io pensavo che se lo meritava.

Stavo quasi per fare un gran bel respiro, come quello che aveva fatto la macchina di Ruben prima di spegnersi, quando a un tratto dal tetto della Chiesa iniziarono a cascare delle tegole, e poi dei pezzi più grandi, e mentre stavo lì a guardare il tetto crollare, pensavo che non sarei stato l'eroe della serata, che Ruben nonostante il mio intervento era riuscito, se non a demolirla, quantomeno a danneggiarla. La nostra bella Chiesa.

E poi, proprio nel bel mezzo del crollo, chi ti vedo uscire dall'Oratorio?
La grassona matta!
E certo, con quella mole non era riuscita a correre fuori come noi! Infatti veniva avanti a piccoli passettini, tutta stravolta, noi lì a farle mille gesti, spostati, fermati, FERMA, ma lei niente, continuava ad avanzare e infatti a un certo punto

CRAC!

L'ultimo lastrone di tetto che viene giù, spiaccicando Leyla la grassona!

Mentre don Gildino, Pietro e Simone tenevano fermo Ruben e riempivano di argilla i suoi canali auditivi, noi siamo accorsi sul luogo del crollo per vedere se Leyla era ancora viva: ebbene, lo era!
Potevamo vedere una delle sue enormi cosce sporgere da sotto il lastrone.
E potevamo sentire la sua voce, da là sotto, urlare frasi incomprensibili.

Iniziammo a cercare un modo per estrarla da lì.

Per prima cosa la tirammo. Senza risultato.
Poi cercammo di sollevare il lastrone facendo leva in tutti i modi. Nessun risultato, e Pietro non poteva venire ad aiutarci, impegnato com'era a tenere Ruben sotto controllo. Allora ci fermammo per qualche minuto, guardandoci negli occhi e chiedendoci che cosa bisognasse fare per liberare la balena incagliata.

Fu allora che vedemmo la cosa strana.
La coscia, la coscia che emergeva dalla pietra come un cotechino, sembrava rimpicciolirsi.
Sembrava assottigliarsi. Allungarsi. Rassodarsi. Ritirarsi.
Sparire nella roccia.

Un attimo dopo, una creatura emergeva da sotto la roccia. Blaterava senza sosta, con la voce di Leyla:

- Possibile che non capiate un accidente? Io ve lo dicevo, di stare fermi, di non spezzarmi le gambe, ma voi niente, nessuno mi ascolta! Mai!
E dicendo queste cose si reggeva addosso i vestiti di Leyla, che sembravano come enormi lenzuola buttate a casaccio su di lei, ed era assolutamente bellissima, perfetta, senza un graffio, un'imperfezione,

- Ma chi sei?

Le chiedemmo, e lei, sempre con lo stesso tono isterico,

- Brutti deficienti, sono Leyla! Ci siamo presentati neanche un quarto d'ora fa!

La sorpresa era tale, che noi maschi rimanemmo tutti imbambolati ad ammirare la nuova Leyla, assolutamente senza parole.
Per fortuna le donne salvarono la situazione, e ci tolsero dall'imbarazzo ricoprendola di complimenti:

- Come sei bella! E che fortuna che hai, Leyla! Puoi dimagrire a comando! E' una "diversità" utilissima!

Naturalmente ormai la riunione era saltata: l'indomani avremmo deciso cosa fare col tetto della chiesa, ma ormai non si poteva far altro che andare a casa.



 3



Stavo quasi per salire sulla mia Lamborghini Murcielago e sgommare via, quando sentii un lieve tocco sulla mia schiena: mi voltai e mi trovai davanti Leyla, mezza coperta dalle lenzuola e mezza no. Bellissima.

- Non è che mi daresti uno strappo a casa? Sono venuta in bici, e non me la sento di pedalare in questo stato...
- Ma certo, cara,

Le ho risposto, e ricordo che ho pensato a quella canzone che dice

ti porterei anche in America
ho comperato la macchina apposta

E allora ho messo la prima e in un baleno eravamo sulla tangenziale a 124 km/h.

- Ma non hai paura che ti possano fare la multa,

ha chiesto.

- Non ci sono macchine della polizia,

ho risposto. 

- E tu come fai a saperlo?
- Se ci fossero, le sentirei.
- E' questo, allora, il tuo famoso superpotere? Hai un super-udito?

Accidenti. Aveva detto quella parola.

- Leyla, dolcezza, tieni bene a mente questa cosa: non si dice, "superpotere". E' una parola che non si dice.
- E perchè?
- Ma perchè non siamo mica supereroi! Siamo persone normali!
- Sì, normali, come no!
- Normalissime! Però con qualche "diversità". E' questa la parola, Leyla: diversità.
- Va bene.

Il mio sguardo serio riuscì a tenerla buona solo per qualche secondo. Naturalmente riattaccò.

- Lo sai che cosa si dice in giro. Che tu sia super-potente. Anzi, scusa, super-diverso.
- Io sono solo un super-meccanico!
- Più potente ancora di quel Ruben! Non può essere solo il super-udito... deve esserci qualcos'altro!
- Ma si può sapere chi è che mette in giro queste voci?
- Eddai...

Non si sarebbe arresa. Lo vedevo dal suo atteggiamento. Era disposta a tutto, pur di estorcermi il mio "segreto", che a quanto pare, tanto segreto non era, forse per colpa di quelle dannate ragazzine.

Guidavo e pensavo, ascoltavo il motore e capivo; sapete, io sono uno che pensa meglio quando guida, però in quel momento accanto a me c'era questa pupa fenomenale mezza vestita e mezza no, e insomma a un certo punto, lo ammetto, mi sono un po' lasciato andare:

- E don Gildino? Anche lui è molto potente?
- Il don? Puah! Al massimo riesce a smagnetizzare le bussole e i bancomat!
- E tu invece? Riusciresti a fare di più?
- Non è facile mostrartelo...
- Io stasera mi sono mostrata! Avete visto tutti che cosa faccio! Ora ho il diritto di sapere almeno qualcosa, insomma, non si può pretendere che una...
- Va bene, va bene. Fermiamoci qui, e proviamo.

Ormai ho una certa esperienza nel dimostrare a qualcuno la mia diversità, e so che è meglio mostrarla così, perchè a spiegarla è troppo difficile.
Ho fermato e spento la macchina, abbassato i finestrini, detto:

- Silenzio, per favore

e mi sono messo in ascolto.

Per strada, le macchine scorrevano veloci, vista l'ora ormai tarda.
Ecco una Alfa 147. Una BMW, un Ducato.

devo arrivare in fretta a casa, non voglio che Martina stia sola
no questo no
chissà che faccia farà quando vedrà il mio nuovo piercing!
neanche questo, no
e allora andiamole a vedere, queste negre nuove della zona Mazzini...
non ci siamo, no, e insomma!

ma che bisogno c'era di mandarmi a comprarle ora? Non poteva aspettare fino a domattina?
ecco! Finalmente qualcosa di adatto!

- Leyla! Leyla!
- Oh, finalmente! Stavo quasi per addormentarmi! Allora?
- La vedi quella macchina lì? La Opel Agila Twinport benzina milledue, 86 cavalli, bianca?
- quella bianca... sì!
- Si fermerà al distributore del tabaccaio per prendere le sigarette. Vedrai.

Come sempre, ci avevo preso. Ma per Leyla non era ancora abbastanza: dovetti prevedere anche una telefonata da una cabina, un passaggio col rosso e uno sfiorato tamponamento, prima che si convincesse. Come tutti, senza capire.

- Ora capisco! Hanno ragione a dire che sei superdiverso... tu leggi nel pensiero!
- Ma no, Leyla, leggere nel pensiero è impossibile...
- Eppure tu lo fai!
- Io non faccio proprio questo... io sono un meccanico...
- E ci riesci sempre? Le tue previsioni... il tuo potere... lo riesci a usare tutti i giorni?
- Certo, quando voglio, basta che mi concentro!
- Beato te! Io ci riesco solo in situazioni di forte stress e pericolo...

Leyla mi guardava con i suoi grandissimi occhi tondi, e non chiedeva più niente, perchè si era convinta di avere a che fare con l'uomo super-potente dei suoi sogni, e quindi mi ricompensava con i suoi lunghi, dolci, languidissimi sguardi, senza chiedere altro, senza altre spiegazioni, Leyla, io e te, senza spiegazioni...

Anche perchè, poi, come potrei mai riuscire a spiegare? Leggere nel pensiero? Ma se non so nemmeno da dove si comincia! Io sono un meccanico! Che ne so io, delle persone e dei loro pensieri? I motori, le valvole, i pistoni: ecco la mia specialità! (e anche le ventole e le cinghie e le puntine platinate)

Però, sì, certo, è successo un po' di tempo fa... E' cambiato: a un certo punto ho iniziato a capire che una frizione rovinata, di solito era stata manovrata da una persona nervosa... che le gomme di un neopatentato si usuravano in modo diverso, e  facevano un rumore diverso... che il rumore dell'accensione di una macchina non è mai, ma proprio mai lo stesso, perchè cambia ogni volta...E ho iniziato a mettere tutto insieme, come un alfabeto: ma sono le macchine, quelle che leggo, non le persone. E quindi so che in quella Golf c'è una mamma che torna da sua figlia, lo sento; so che quel tizio della 147 deve sbrigarsi a portare il film al videonoleggio prima delle 23, lo sento; e so che questa Lamborghini Murcielago romba di desiderio. Lo sento.
Non sono esattamente uno-che-legge-nel-pensiero, no. Però forse ormai, dopo tutti questi anni, si potrebbe affermare che sono uno-che-legge-il-pensiero-delle-persone-che-guidano-la-macchina.


Siamo arrivati. Leyla si slaccia la cintura, scende, anche il lenzuolo scende, intravedo monti e vallate, ma lei è svelta a girarsi, e mi saluta così:

- A presto, super-meccanico! A proposito, io giro solo in bici e non ho neanche la patente!
- ... Ah, no?
- No! E neanche ho intenzione di prenderla! Buonanotte e grazie per il passaggio!

Leyla, oh, Leyla!
Sarai la mia rovina!

Postato da: anorexia a 02:03 | link | commenti (26) |

 

Eccomi

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Utente: anorexia

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